Verba volant…ma non troppo. Consigli per la preparazione di un discorso in pubblico

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Anche gli oratori più esperti, davanti a una platea gremita di gente, devono fare i conti con l’emotività; balbettii, perdita del filo del discorso, gola secca ecc. È evidente che, per ovviare a questo inconveniente, non si possa andare impreparati. Tuttavia, è incredibile come alte personalità del mondo dell’imprenditoria sottovalutino un momento così delicato come l’esposizione pubblica della loro immagine.

L’ancora di salvezza di ogni oratore è il testo scritto, precedentemente preparato secondo regole ben precise, che vi illustrerò tra poco. Ovviamente nessuno dovrebbe leggere riga per riga il testo del proprio intervento, il pubblico si innervosirebbe in quanto avrebbe potuto leggerselo da solo comodamente a casa propria. Il testo scritto di un discorso dovrebbe essere come la rete del trapezista, un “salvavita” in caso si venga colti da una crisi di panico. Sicuramente meglio che stare a bocca chiusa.

Come gli attori

Se la relazione non deve essere letta riga per riga, non deve essere neanche recitata a memoria. L’ansia da prestazione è la nemica numero uno della memoria. Non vi è mai capitato – per esempio – di aver studiato per giorni per un esame universitario, sentirsi preparatissimi, e poi una volta davanti al professore non ricordarsi più nulla? A me sì.

La relazione deve essere quasi recitata, deve divenire un racconto. Il giusto compromesso viene dalla commedia dell’arte: essa non è pura improvvisazione, ma si basa su un testo di base ben preciso – o un intreccio di testi – che viene assimilato dagli attori volta dopo volta. Le battute sono facilmente intercambiabili, ma volgono tutte nella stessa direzione della trama.

La migliore improvvisazione dunque viene da un’assidua preparazione. Ma come preparare la propria traccia scritta?

Come si organizza un discorso

Chi deve affrontare un discorso pubblico, più che scrivere un testo e memorizzarlo, deve imparare a organizzare i concetti che intende esporre. Uno dei sistemi più efficaci in questi casi è creare una sorta di mappa mentale, che, partendo da un concetto fondamentale, si dirama “a grappolo” in concetti primari, secondari, marginali. Lo schema a grappolo, appunto, è quello che fa per voi.

Tuttavia c’è una grande differenza se si scrive un discorso per sé stessi, se lo si scrive per un altro o si legge un discorso scritto da un altro; e queste differenze sono facilmente percepibili da chi ascolta. Se è poco proficuo imparare un testo a memoria, ancora peggio è se questo è stato scritto da un altro. Invece, memorizzando i concetti in ordine di importanza, è possibile creare una mappa degli argomenti da esporre intorno alla quale sviluppare l’intero discorso in modo fluido.

 Le fasi

Si posso distinguere quattro fasi nella preparazione di un discorso:

  • Prima fase: creazione di una scaletta o mappa mentale (vedi sopra). Si comincia con il brainstorming, fase in cui, in totale relax mentale, si fanno emergere le idee, anche le più strampalate, si annotano e le si selezionano per gruppi.
  • Seconda fase: Ora bisogna dare un’ordine agli argomenti selezionati. Innanzitutto bisogna scegliere da dove cominciare. Meglio evitare americanate come barzellette o storielle divertenti per rompere il ghiaccio, non ci si improvvisa comici; raccontare storielle è un’arte, richiede tempismo, scelta delle parole e capacità di dire la frase finale ad effetto. Evitare anche di esordire con “Per rompere il ghiaccio vi racconterò…”. È fondamentale capire e interpretare il pubblico che si ha di fronte e le sue aspettative. Informarsi in anticipo sulle caratteristiche del pubblico aiuterà a calibrare il proprio intervento.
  • Terza fase: mettere a punto la parte centrale del discorso. Ovviamente è fondamentale conoscere bene l’argomento, senza avventurarsi su terreni poco famigliari. Basterà avere una scaletta di pochi punti che richiamino la traccia da seguire. Alla serietà dell’argomento è utile comunque concedere delle piccole divagazioni: la teoria della curva dell’attenzione indica che la mente umana non è in grado di mantenere lo stesso livello di attenzione per lunghi periodi (in genere l’attenzione di un uditorio si cattura nei primi due minuti, e in genere la si conserva per 15-20 minuti). Esempi, aneddoti, divagazioni ecc. spezzano il ritmo e riportano a vivo l’attenzione.
  • Quarta fase: la chiusura del discorso deve essere brillante quanto l’inizio. Anche questa fase non può essere scritta e letta, perché deve essere coerente con il discorso che può avere preso una piega differente dal previsto, magari a seguito di una domanda del pubblico. Occorre avere un vasto repertorio di aneddoti, storie con morale finale tra le quali scegliere ogni volta la più opportuna.

Quindi in sintesi: è inutile scrivere un testo per un discorso per poi leggerlo o impararlo a memoria. Molto meglio preparare una scaletta e tenerla in tasca per ogni evenienza. In qualsiasi caso comunque il segreto è tanta pratica!

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Alessia Caccamo è laureata con il massimo dei voti in Scienze della Comunicazione e Informazione ed Editoria. Attualmente lavora a Pietra Ligure come impiegata presso un operatore Internet locale, che offre banda larga agli utenti della riviera e dell’entroterra ligure con tecnologia hyperlan. Questa è per lei la prima esperienza come scrittrice di articoli ed è entusiasta di questo progetto. Spera vivamente che le sue pubblicazioni possano tornarvi utili.

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