La comunicazione non verbale

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Vi siete mai posti la domanda: è possibile non comunicare?

Per rispondere dovete sapere che non esiste solo il linguaggio – scritto o parlato – come forma di comunicazione, ma esso si intreccia a molte altre condotte non verbali che supportano ciò che le persone vogliono dire. La materia che si occupa dello studio  dei principali sistemi di segni non verbali è la semiotica con le sue subdiscipline.

Conosciamone alcune!

La cinesica

La cinesica studia la mimica e la gestualità di ogni parte del corpo. Senza dubbio il più potente mezzo di comunicazione non verbale sono gli occhi, e questo lo si può evincere dalla particolare morfologia dell’occhio umano: la porzione visibile della sclera (la parte “bianca” diciamo) è molto più ampia rispetto agli altri animali e permette di indicare a chi ci osserva dove stiamo guardando. Lo sguardo fornisce all’interlocutore numerosi indizi per valutare l’interesse del parlante e su dove sta orientando l’attenzione.

Altro importante oggetto di studio della cinesica sono i gesti, decisamente più legati alla cultura. Possiamo fare una macro suddivisione:

  • Gesti volontari: sono quelli che abbiamo acquisito guardando gli altri, sono strettamente legati alla cultura e vengono riprodotti in maniera cosciente. Noi italiani siamo campioni del mondo in quanto a gestualità, alcuni esempi sono le “corna”, le dita a becco d’uccello per chiedere “cosa vuoi?” ecc.
  • Gesti involontari: sono universali e hanno il medesimo significato in ogni parte del mondo, come ad esempio il sorriso. 

La prossemica

La prossemica è la disciplina che studia i rapporti umani considerando le relazioni spaziali durante l’interazione. La distanza tenuta da due persone mentre stanno parlando può fornire importanti informazioni sul loro rapporto o grado di confidenza. Oppure, per esempio, quando una persona a noi sconosciuta si avvicina troppo per parlarci, ci sentiamo a disagio se non addirittura minacciati.

L’antropologo Edward T. Hall ha elaborato il modello delle distanze interpersonali, distinguendo tra: distanza intima (0-45 cm) spazio che può essere violato da persone in stretta confidenza con l’interlocutore, come un famigliare o il partner; distanza personale (45-120 cm), coincide con la distanza necessaria per una stretta di mano; distanza sociale (120 – 300 cm), da adottare quando si ha un colloquio formale; distanza pubblica (oltre i 300 cm), adottata nelle conversazioni in pubblico nella quale è impossibile interagire con il singolo.

L’aptica

L’aptica studia le relazioni di contatto corporeo, inteso come espressione di un bisogno di coesione sociale consolidato (ed esempio il contatto corporeo tra mamma e bambino). Studia in pratica le sequenze di contatto, le zone del corpo che sono toccate e quelle che sono proibite. Anche in questo caso vi sono molte differenze culturali.

Concludendo

La comunicazione non verbale quindi ha diverse funzioni:

  • Partecipa in modo attivo e autonomo a produrre il significato di qualsiasi atto comunicativo;
  • Fornisce una rappresentazione spaziale e motoria della realtà;
  • Vi è affidata la componente relazionale della comunicazione;
  • Genera e sviluppa interazioni con gli altri e le mantiene/rinnova nel corso del tempo;
  • Serve ad esprimere emozioni;
  • Definisce e mantiene le relazioni di dominanza e persuasione.

Ora dovreste essere molto più preparati per poter rispondere alla domanda iniziale!

Al prossimo articolo!

 

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Alessia Caccamo è laureata con il massimo dei voti in Scienze della Comunicazione e Informazione ed Editoria. Attualmente lavora a Pietra Ligure come impiegata presso un operatore Internet locale, che offre banda larga agli utenti della riviera e dell’entroterra ligure con tecnologia hyperlan. Questa è per lei la prima esperienza come scrittrice di articoli ed è entusiasta di questo progetto. Spera vivamente che le sue pubblicazioni possano tornarvi utili.

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