Buongiorno Loredana, ti ringrazio per averci concesso quest’intervista. Non perdiamo tempo e cominciamo subito! Chi è Loredana Reppucci?

Una donna piuttosto spericolata e anticonformista che conosce infiniti modi per complicarsi la vita! Scherzi a parte… sono molte le cose che avrei voluto fare, ma mi sono resa conto che non è possibile farle tutte! Studi classici, liceo ovviamente, con il terrore di trovarmi condannata ad avere un’unica chance di lavoro: l’insegnante!

Una decisione difficile per l’Università… mi piaceva scrivere: tutti erano certi che avrei preferito la facoltà di Lettere, ma immaginando tutte quelle nozioni da imparare a memoria… date di nascita e di morte, di guerre e di alleanze… nomi di opere e pensieri di cento filosofi… no, non faceva per me!

Decisi di studiare matematica e fisica, almeno c’era solo da capire e, una volta compreso un teorema è anche ricordato! Oltretutto, questa laurea mi avrebbe consentito qualche chance in più.

Mentre frequentavo l’università, m’iscrissi di nascosto, a un corso per figuriniste di moda e conseguii anche un diploma. A quei tempi, erano pochi i défilé, c’erano solo i giornali e alcuni negozi che esponevano i modelli tra le stoffe. Si presentò un’occasione: un concorso per ideare costumi da bagno.

Il bikini era ancora “roba da dive” come Marylin Monroemarilyn-monroe-in-bikini, ma io ne feci una bizzarra interpretazione, molto avveniristica e, soprattutto, inconfondibile. Non vinsi il concorso. Pochi mesi dopo, però… andai a farmi un giro a Bologna e, sotto i portici, in un negozio di lingerie di una famosissima marca, vidi tre dei miei bikini realizzati ed esposti in vetrina! Naturalmente, non mi fu possibile fare nulla.

Come tutti gli studenti di allora, ero squattrinata, ingenua e, soprattutto… come dire in famiglia che perdevo tempo a disegnare cose che con la matematica o la fisica non avevano proprio nulla a che fare? Ricordo ancora quell’esperienza, in un certo senso esaltante per aver immaginato qualcosa di commercialmente tanto valido e, allo stesso tempo, deludente, per quelle furberie da “ciuccia idee” da parte di una griffe così prestigiosa, che vanificavano le speranze di un’ingenua ragazza di diciotto anni! Mi rimase sempre un certo rimpianto: mi ero immaginata a Parigi, in una mansarda di Montmartre…

Appena laureata, come da copione, il mio primo lavoro fu una supplenza alle scuole medie. Non mi piaceva insegnare. Era una vita così monotona raccontare quotidianamente e per chissà quanti anni le stesse cose… ma, un bel giorno, sedendomi in un bar con amici, mentre cercavo di sbarazzarmi di un giornale spiegazzato e con un cerchio rosso lasciato da un bicchiere di vino, mi cadde lo sguardo su quella specie di macchia che racchiudeva un annuncio di lavoro, in grassetto.

Si offriva (era il 1964!) un posto di analista programmatore su computer. Lo richiedeva un’importante azienda aeronautica italiana, per fare dei calcoli lunghi e complessi della struttura degli aerei. Nessuno sapeva qualcosa di computer, di software, d’informatica: a quei tempi era un argomento da fantascienza per i comuni mortali.

Naturalmente, ne fui attratta e raccolsi la sfida. Scrissi, poche settimane dopo fui chiamata a un colloquio e, quasi subito, seppi che ero in testa alla classifica! WOW! E così incominciò la mia carriera in quel mondo di valvole e di numeri in logica “binaria”, di “nastri perforati” di carta che consentivano di passare “ordini” a quella macchina invadente che, tuttavia, mi affascinava!

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Elea Olivetti

Il computer era l’Elea dell’Olivetti, occupava lo spazio di un piccolo supermercato, richiedeva mille attenzioni, e la sua memoria era praticamente vuota. Quattromila caratteri a disposizione, in tutto. Ancora non esistevano le definizioni di Mega, Giga, Yotta… per definire le memorie di capacità inimmaginabile dei nostri computer attuali!

Quel preistorico ammasso di ferraglia e di software trattava solo numeri e caratteri, non conteneva routine già pronte: se volevi calcolare la superficie di un quadrato dovevi dare istruzioni alla macchina di cosa dovesse fare.

Lavorai lì per oltre quattro anni, con grande soddisfazione, riuscii a risolvere problemi aeronautici anche molto complessi, ma poi – l’informatica stava facendo passi da gigante ogni anno che passava – fui attratta da una proposta di lavoro per la gestione di processi industriali con il computer.

La macchina doveva leggere le misure da strumenti come termometri, manometri, eccetera, decidere l’azione correttiva – se ne era il caso – e avere le istruzioni per intervenire agendo direttamente sui regolatori tramite speciali collegamenti. Anche allora mi trovai molto bene, lavorai con soddisfazione mia e dei miei datori di lavoro.

In altri quattro anni, avevo maturato un’esperienza invidiabile e ricevevo offerte interessanti da molte aziende. Non so se feci bene o male, ma mi lasciai attrarre da una succulenta proposta proveniente da un Ente Pubblico: ahimè, abituata a un mondo molto dinamico, con spostamenti continui ed esperienze sempre nuove… trovai, invece, un ambiente lento, demotivato e demotivante.

Intervista a Loredana Reppucci
Loredana Reppucci 1992

Intanto i computer che aumentavano ancora di prestazioni e possibilità, avevano assunto un aspetto meno imponente, erano più maneggevoli, pronti a essere installati in aziende medio-piccole. Si offrivano, assieme alle macchine, dei programmi standard di natura gestionale. Mi proposi alla Casa costruttrice in qualità di consulente per le istallazioni e le personalizzazioni dei prodotti e mi feci un sacco di clienti, finché mi accorsi che non ce la facevo più a star dietro a tutti gli impegni che aumentavano giorno dopo giorno e decisi di aprire un’azienda.

Da lì nacquero altre diverse opportunità, inventai – nel 1980 – un software per controllare la spesa sanitaria, un’USL mi finanziò una sperimentazione che entusiasmò alcuni tra i rari politici onesti, mi presentai ovunque, anche in Lombardia, dove era stata costituita una S.p.A. per gestire progetti regionali di ottimizzazione, riuscii a ottenere un accordo e il mio software si diffuse in molte altre Regioni.

Il Ministero decise di estendere, per legge, il controllo della Spesa sanitaria e, per alcuni anni, lavorai in regime di monopolio, diventando fornitore di servizi a molte USL, poi ASL, oltre che al Ministero.

Potresti raccontarci un aneddoto lavorativo che ritieni particolarmente significativo?

Beh, ce ne sarebbero tanti! Altro che Fantozzi! Ho visto baldi ingegneri balbettare se interpellati da qualcuno “dell’ultimo piano”, quello dei Manager con la M maiuscola. Altri, nascondersi letteralmente sotto la scrivania per evitare di farsi vedere.

Ah, questa è carina: un giorno, il direttore generale entrò nell’ufficio in cui lavoravo, seminando – come sempre – il panico in tutti i colleghi. Si sedette di fronte a me per propormi un quiz molto difficile, dichiarando che nessuno sarebbe stato in grado di risolverlo, neanche io. Come si può immaginare, avrei preferito una rampogna che rinunciare a quella sfida… pensa e ripensa, dai meandri del mio cervello emerse un ricordo lontano: conoscevo quel rompicapo, anche se non ne ricordavo la soluzione.

Mi presi la testa tra le mani, non per cercare una possibile risposta, ma per farmi tornare alla mente la vittoriosa soluzione. I colleghi trattenevano il fiato, il mio Capo m’incoraggiava dondolando la testa, mentre io mi concentravo… passarono lunghi minuti ma, forse, erano solo dei secondi… e poi, urrà! mi tornò in mente tutto.

Uscii da quella specie di meditazione trascendentale ed esposi, con calma, il mio responso. Il Capo era visibilmente soddisfatto, i colleghi applaudirono e il direttore generale, invece, se ne andò via brontolando sommessamente che, in qualche modo, dovevo averlo imbrogliato…

Cosa consiglieresti a tutte quelle persone che decidono di aprire una propria attività?

Poche cose: certamente un esame accurato e professionale di rischi e possibilità di successo dell’Idea, una decisione rapida se l’esame è positivo, il coraggio di portarla avanti a tutti costi da subito e sempre.

Importante è non sottomettere mai il successo a squallidi compromessi di qualsiasi tipo, che potrebbero forse apparire allettanti ma che, il più delle volte, sono trappole che nuocciono all’attività e uccidono il coraggio con cui si è costruita la propria immagine e quella della propria azienda.

In ogni caso, mai scoraggiarsi per qualche inevitabile insuccesso, ma trarne l’insegnamento per evitare errori più grandi!

NEC DESCENDERE, NEC MORARI! DICE UN VECCHIO DETTO LATINO: MAI RETROCEDERE NÉ FERMARSI. IO SONO SEMPRE IN MARCIA. Condividi il Tweet

Le storie di una vita di lavoro, in genere, non sono esenti da amarezze perché le componenti del mondo esterno differiscono molto da come le immagini. Nel mio caso, ad esempio, mi accorsi ben presto che i grandi manovratori della Sanità non erano troppo entusiasti all’idea di subire controlli che producevano risparmi (sissignori, proprio così!) e poi, inizio anni novanta, le cose incominciarono a degenerare, fino ad arrivare agli scandali che diedero il via a indagini, arresti, eccetera.

Fui parecchio delusa quando mi resi conto che la corruzione è molto più forte dell’onestà e non risparmia nessuno! Questa è la Vita, però e tutti i metalli fondono, anche quelli “nobili” purché le temperature siano alte.

Sappiamo ormai che tutti predicano la correttezza, la lotta allo spreco e alle truffe: però lo pretendono dagli altri, esclusi se stessi! Così, compresi che era ora di lasciare il campo. Meglio andare in pensione per ritirarmi a fare, finalmente, quello che più di tutto mi è sempre piaciuto: scrivere. E, data l’età, anche poter dire tutto quello che mi passa per la testa senza censure!  

Continua a leggere nella prossima pagina…

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Mi chiamo Caterina Cambareri e mi occupo di Web Design & Social Media Marketing. Sono laureata in Comunicazione dal 2013. Nel 2014 ho conseguito un master in Social Media Marketing. Mi occupo della progettazione e della realizzazione di siti web. Curo ogni minimo dettaglio, dall'aspetto grafico, a quello tecnico. I siti vengono realizzati utilizzando le più moderne tecniche grafiche presenti sul mercato.

4 Commenti

  1. Bella, simpaticissima et accattivante Caterina ‘Cambareri’… ha fatto e postato un ottimo ed opportuno articolo, sulla ns Guerriera scrittrice di nome Loredana Reppucci (che ho avuto modo di conoscere via internet sin dal suo primo postato… su Scienza e Tabù…) !

    Complimenti davvero ! E mi permetta di augurare anche a ‘Lei… una vita piena di sodisfazioni professionali ed umane come la sua e la mia – evitandosene però le problematiche e delusioni che, purtroppo, caratterizzano da sempre… gli apparenti successi dei creduti fortunati e privilegiati da essa… !

    Scaranto G. Renzo
    Uno strano Jesolano

    • La ringrazio Renzo, le sue parole mi hanno riempito di gioia! Sono davvero felice che le sia piaciuto questo articolo.
      Il suo commento mi sprona ancora di più a dare il massimo nei prossimi articoli.

      La invito a seguirci, le ricordo che gli articoli usciranno ogni lunedì e venerdì.

      Grazie e buona lettura,
      Caterina Cambareri

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