sostenibilità

 

Non che io voglia lasciarmi prendere la mano dalla politica, ma… mi sono chiesta spesso: che differenza ci sia tra un piccolo imprenditore ed uno grande, cui magari viene affidata la gestione di un’azienda privatizzata, come Alitalia, Enel e così via.

Conosco molti capi d’azienda che non hanno potuto reggere i costi della loro produzione  per diminuzione di clientela, per tasse troppo esose, per incapacità di qualche manager che non si poteva licenziare, per incidenti sociali di grande impatto, come l’avvento di “mani pulite”… amen. Quale che sia il motivo, il boss, ossia colui che ebbe l’idea, la sviluppò, ci investì denaro proprio, s’indebitò con le banche, diede lavoro a molte persone, fallisce.

È evidente che ci rimette (se non si è fatto un gruzzolo all’estero) e paga di tasca propria anche gli errori di quel manager che ha sbagliato nonostante fosse ben pagato ma non si poteva mandare a casa.

Nelle aziende grandi e grandissime, per esempio, abbiamo visto al timone uomini di fama mondiale che intervenivano, con spocchia ostentata, in tutte le interviste, per “salvare” l’azienda A o la Ditta B.

Pur avendo clamorosamente fallito l’obiettivo per evidente incapacità, il super manager restituisce l’azienda – in condizioni fallimentari – con un indebitamento maggiore di quando la rilevò con la dichiarazione di salvarla. E se ne va a casa, premiato come uno che è riuscito a fare il “miracolo”, con una liquidazione da far girare la testa, pronto a candidarsi per la salvezza (o la rovina) di un’altra super azienda in crisi.

Non ho mai visto qualcuno di questi sedicenti Superman pagare di tasca propria gli errori, ossia la non soluzione del problema per non dire l’aggravamento della situazione fallimentare. Nessuno gli confisca i beni, né lo manda in giudizio per valutare quanto debba pagare per la sua incompetenza e le fesserie commesse, di qualsiasi natura siano.

Non è così, invece, per il piccolo e onesto imprenditore, che rischia “veramente” e paga di persona e concretamente i suoi sbagli.

Si sente dire, a proposito dei mega manager: quell’azienda era insalvabile… i danni prodotti dai predecessori erano irreparabili… non c’era più nulla da fare… Ecco. Ma perché quel mancato salvatore della patria non ha rifiutato l’incarico? Era tanto impreparato da non capire, vedendo i libri contabili, che quell’azienda era ormai decotta? E se non aveva capito l’ABC, come si poteva sperare che fosse addirittura in grado di rattoppare i buchi che non aveva nemmeno visto?

Negli Usa il fallimento è esperienza

Negli Stati Uniti, un imprenditore che ha affrontato un fallimento è considerato più esperto ed affidabile di chi ha sempre avuto corone d’alloro.

L’esperienza è una garanzia perché chi se la fa, ha pagato di tasca sua con le proprie risorse e non con quelle della comunità. Quindi si suppone che non sbaglierà più con facilità. Già.

Vediamo fallimenti ogni giorno, perché crollano case costruite sul fiume, alberghi costruiti sulla breccia, ponti in cui si è usato un cemento inadeguato: casi in cui qualche corrotto ha firmato un permesso di costruzione pur sapendo che non avrebbe dovuto farlo, in cambio di favori di varia natura.

Non sono una moralista: ognuno può distruggersi come crede, ma non ha il diritto di far pagare ad altri le proprie incapacità. In questo caso è un delinquente.

E mi chiedo ancora, alla luce di tante anomalie del clima segnalate da tutti gli organi competenti, come sia possibile che i maggiori Stati del mondo non ne tengano conto: il solo problema che si accingono a risolvere è quello di pensare ad ampliare il consenso e il proprio business, anche se questo richiede un consumo spericolato  di carburanti e, quindi, inquinamento a gogò, cambi di clima, terremoti e scioglimento dei ghiacci… chi se ne frega!

È giusto, per un leader, mettere il proprio paese al primo posto… ma con l’occhio attento al futuro del Pianeta perché, se farà troppi danni, pagheranno tutti – nessuno escluso – e non troverà nessun posto per nascondersi.

Un buon imprenditore lavora seguendo i principi della sostenibilità

Il cambio del clima è preoccupante: quest’anno, lo zero termico frequenta assiduamente il Polo Nord e molte migliaia di chilometri quadrati di ghiaccio si sono sciolte. L’acqua dolce diluisce la salinità del mare modificando gli equilibri cui siamo abituati.

I fenomeni terrestri si fanno più dannosi, le placche terrestri si spostano con maggior violenza, le faglie sprofondano, si aprono voragini.

sostenibilità

Sotto terra, ma anche sott’acqua, il magma ribolle in continuazione, cerca sfoghi… mi sento già dire: cosa ci possiamo fare?

Si è costatato che la maggior parte delle anomalie climatiche è dovuta a cause “antropiche”. Ossia sono causate dall’uomo. Troppi combustibili fossili. Negli ultimi trent’anni le variazioni climatiche si sono susseguite con ritmo impressionante, il pericolo incombe.

Le correnti a getto o jet stream, si distinguono in due principali nelle zone polari dei due emisferi terrestri e in due più piccole, nelle zone subtropicali. Queste correnti, di forma pressoché sinusoidale, miscelavano le masse d’aria calda provenienti dall’equatore e quelle fredde provenienti dai poli, mitigando e stabilizzando il clima.

A causa dell’inquinamento e del surriscaldamento del pianeta, queste correnti si sono allentate e le masse d’aria calde e fredde, ora possono passare tranquillamente da una parte all’altra, indisturbate. Ecco perché i cambiamenti di temperatura e di clima sono più violenti e duraturi.

A lungo andare, ma non troppo, tutto questo danneggerà le attuali colture e costringerà gli autoctoni a cambiare tipo di produzione e questa non sarà un’operazione così facile come a dirsi.

La nostra negligenza è accompagnata dalla “non protezione” dell’ambiente perché i disastri sono un business…

Un buon imprenditore lavora seguendo i principi della sostenibilità perché la crescita economica non basta se non migliora la qualità della vita in modo duraturo. Etica ed economia dovrebbero procedere assieme perché sono valori effettivi.

Tutto quello che accade alla Terra, accade ai figli e alle figlie della Terra. L’uomo non tesse la trama della Vita; in essa egli è soltanto un filo. Qualsiasi cosa fa alla trama, l’uomo la fa a se stesso. (Ted Perry, ispirandosi al capo indiano Seattle).

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

1 COMMENTO

  1. Qualcuno ha detto che se i mali dell’uomo derivano dal pensare e agire umano…allora solo nell’uomo, starebbe la loro soluzione !

    Ma se i suoi mali derivano dal pensiero e dall’agire di un’Entità che starebbe oltre e sopra… l’umano agire ed intendere, allora solo questa Entità… ne potrebbe solure i suoi problemi !

    Qualcuno avrebbe una risposta sensata… a questo dilemma, a dispetto della comunque bravura esplicatoria della Scrittrice… ?

    Jesolano Strano

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