Parole e verità

Parola”, in greco Logos, in latino Verbum, da cui deriva il “Verbo”, divino sinonimo di Verità.

Il giorno in cui l’essere umano inventò un insieme di suoni per definire un oggetto, fu di certo

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un gran giorno. Era nata la “comunicazione”, il trasferimento di un concetto, sia pur primitivo, da un essere umano a un altro. Fin da allora, il suono primevo, l’OM sanscrito delle filosofie indiane, rappresentò il punto d’inizio della creazione o, meglio, dello “spettacolo” cosmico… e da queste filosofie, nacquero le più grandi religioni.

Così, l’OM si trasformò nell’Amen del Cattolicesimo e nell’Amin dell’Islam.  

Possiamo solo tentar d’immaginare quel frastuono infinito che fu il Big Bang, ancora udibile ai margini del nostro universo. Quello è il suono, la parola vibrante che gli scienziati hanno intercettato nella “radiazione cosmica di fondo”, l’inizio della nostra storia.

Il concetto di un “principio” di tutte le cose ha scatenato da sempre l’interesse dei pensatori e degli antichi sacerdoti, depositari dei Misteri. Ma… la filosofia “simbolizza” e le religioni “assolutizzano”, entrambe approfittando della situazione. La parola si veste di divinità, diventa Logos, Verbum, assoluta Verità.

Verità… ma nessuno sa davvero cosa sia, quindi, chiunque può giocarsi la partita con le parole che più gli aggradano o meglio si attagliano al suo interesse.

Religione e Scienza, partite insieme dallo stesso “Start”, hanno poi percorso strade differenti per distinguere la Fede dalla Ragione, ovverosia il credere, senza se e senza ma, alle parole di qualche personaggio carismatico, o l’affidarsi alla logica, alla mente, alla propria razionalità. Secondo i periodi storici, questi due grandi Tabù si sono contesi la prevalenza nella società.

La Fede, autentica o imposta, pervase o meglio “invase” i secoli con storie di santi, di rivelazioni e di miracoli tramandate da padre in figlio, ognuno arricchendo di utili particolari il racconto e inventando santuari con cui spillare denaro.

La Ragione si affermò nel periodo dell’Illuminismo, movimento laico nato in Inghilterra come reazione agli eccessi del Puritanesimo e che si diffuse subito in Francia, poi in tutta l’Europa.

Osa sapere

“Osa sapere”, l’antica citazione latina di Orazio, fu ripresa da Immanuel Kant come motto di quel coraggioso movimento storico e filosofico.   

L’âge des lumières o, addirittura, le Siècle des Lumières, fu caratterizzato da filosofi, scienziati e pensatori che preferirono la ragione alla fede. Nacquero i bureaux d’esprit, salotti messi a disposizione da qualche signora di mondo che si compiaceva nelle discussioni in netta opposizione con i pressanti dogmi delle diverse Chiese.

Si prospettava, di fatto, un universo di “parole nuove”, alcune addirittura coniate per l’occasione, per una scoperta scientifica, per un’audace teoria.

È abbastanza chiaro, tuttavia, che la “parola” non è assolutamente indicativa di un unico preciso oggetto, ma può anche significarne l’esatto contrario. Il principe Charles de Talleyrand, Vescovo e Primo Ministro di Francia nel 1815, uomo di grande intelligenza politica e d’idee progressiste, affermò: Dio ha dato la parola all’uomo perché possa nascondere il suo pensiero.

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Non sapremo mai la verità dagli esseri umani. La storia la scrivono i vincitori, così le sanguinarie stragi e conquiste diventano liberazioni, esportazioni di democrazia, civilizzazioni. L’informazione obbedisce a chi paga affinché le cose si presentino così o cosà secondo le circostanze.

L’uomo ha inventato (o scoperto?) la parola e ne ha compreso subito il valore. Non c’è dubbio che il mondo sia scaturito dal Logos, da non intendersi nell’accezione di un programmato vocalizzo da parte di un Essere superiore.

Con la parola, si sono espresse idee, concetti, storie, leggende, anche dogmi, certo… tramite cui il mondo è stato “definito”, “raccontato”, “descritto”, “insegnato”, “immaginato”. E, se a pronunciare una “sentenza” è un personaggio famoso, carismatico, importante, l’idea diventa una certezza indiscutibile.

Su questo principio si basano le strategie degli slogan, del marketing, dei persuasori politici, dei religiosi, degli opinion leader. Anche la scienza ne è coinvolta: ci siamo chiesti cosa sia “ciò che vediamo”. Quintali di carta sono stati scritti: trattati, relazioni… ma, per l’umanità intera, il mondo è semplicemente quello che è stato detto e la nostra mente ha acquisito, catalogato e proiettato nell’inconscio collettivo.

L’universo, noi inclusi, è fatto di concetti, idee, luoghi, osservati – con i nostri strumenti di contatto – nell’ambiente in cui viviamo e, anche quello che non conosciamo o non abbiamo ancora visto, sappiamo immaginarlo.

Possiamo analizzare un particolare oggetto, definirlo meglio, aggiungendo altre parole e, se ancora non ce ne sono, inventandone di nuove. La “scienza” stessa si appropria dell’immagine evocata da questo insieme di caratteri o sillabe e attorno ci costruisce teoremi, formule, ipotesi, cause, effetti, i termini per descriverli e persino per dimostrarli.

Noi e la tecnologia

L’evoluzione tecnologica ha creato, indubbiamente, strumenti nuovi assieme a orizzonti ancora inesplorati, ma le nostre possibilità intuitive intrinseche sono diminuite.

Così come il diffondersi delle calcolatrici ha ridotto la nostra velocità di eseguire operazioni aritmetiche a mente. Si può dire che il progresso informatico sia inversamente proporzionale a quello spirituale.

Voglio ricordare che con il termine “spirituale” s’intende ciò che non è “materiale” e non necessariamente religioso. Abbiamo circa ottanta miliardi di neuroni nel cervello e la maggior parte di questi, secondo alcuni scienziati, sono non operativi ma capaci di rendersi disponibili in situazioni di emergenza.

Il nostro rapporto con la vita subisce l’influenza e il peso del ricordo. Un evento, registrato nella nostra memoria, di fatto, condiziona irrevocabilmente tutta la conoscenza, perché l’insieme dei ricordi è il nostro bagaglio di certezze, ma costituisce il passato, uno spazio-tempo perduto e non rivivibile che “determina” la freccia del tempo, dimensione non percorribile a ritroso.  

E poi c’è la velocità. Vediamo costantemente i giovani fanatici del “telefonino” pigiare

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rapidamente la tastiera del loro cellulare, per comunicare con altri velocissimi fruitori di questo bene di consumo.

La velocità non è solo “spazio diviso tempo” come studiavamo alle superiori, bensì “quante cose posso dire (o fare) in una manciata di secondi”. Per questi giovani che si protendono verso la civiltà futura, la percezione del tempo sarà molto diversa da quella cui siamo abituati noi.

Il cervello umano s’impegna ad adattarsi – deve necessariamente farlo – a questo nuovo ritmo di vita e l’attuale generazione si muove già in un background molto più veloce di quello dei suoi genitori, così l’accelerazione che la tecnologia ci ha portato (facendocela pagare molto cara, peraltro) ci illude, per induzione, sulla possibilità che, aumentando il ritmo ancora di più, si possano raggiungere gli “ultimi traguardi”, ai limiti dell’infinito.

In realtà, molte cose sono rimaste fisiologicamente le stesse, è solo cambiata la “nostra percezione” del mondo in cui viviamo. E questo avviene perché ci scambiamo informazioni, opinioni, ed anche il cosiddetto Sapere, tramite la “parola”.

Veritiera o mendace che sia… attenzione! È chiaro che si possono indirizzare le masse a proprio piacimento, sapendo “cosa dire” ma, soprattutto, “cosa la gente preferisce udire”.

Ecco perché la comunicazione è in mano al Potere o, se preferite, chi la gestisce ne ricava Potere. Il mondo in cui viviamo non ha nulla di assoluto, tutto è relativo. Eppure, per noi è soprattutto ciò che ci raccontano i media. Noi lo accettiamo, ma chi crea e diffonde l’informazione… afferma spesso delle non-verità e, in questo modo, può decidere le sorti del mondo!

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

1 COMMENTO

  1. Bello… ll detto del principe Charles de Talleyrand, Vescovo e Primo Ministro di Francia nel 1815, uomo di grande intelligenza politica e d’idee progressiste, che affermò: “… Dio ha dato la parola all’uomo perché possa nascondere il suo pensiero… !” Complimenti… all’amica Loredana Reppucci – la sua veneranda età non sembra impedire di esprimere concetti interessanti – anche se…?!

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