Opportunismo

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L'arte dell'ipocrisia - Paola Petrucci
L'arte dell'ipocrisia - Paola Petrucci

Un termine derivante dall’innocente idea di “opportunità”, ma che il più delle volte assume una sfumatura negativa, identificandosi con quella sensazione di scorrettezza che si attribuisce a persone prive di scrupoli, dagli ideali spudoratamente mercantili e intente solo al proprio interesse o business.   

Tra i gossip – sempre più squallidi – dell’estate appena trascorsa,  gli opinion leader si sono burkiniarrabattati con un evento del tutto imprevedibile: una figura femminile che sfoggiava sulla spiaggia un abito davvero insolito, il “burkini”. Il nome, derivato da un’eufonica fusione dei due termini burqa e bikini, è stato coniato per indicare quella sorta di “tuta da mare” indossata da una signora islamica, che ha scatenato le reazioni più contraddittorie. 

Ricordo, per contro, lo scandalo alla comparsa del topless – fine anni sessanta – che scomodò papi, cardinali, ministri, puritani, capi di stato e moralisti di ogni tipo. Chi sosteneva che era prossima la fine del mondo, che i costumi ormai ci portavano sulla ripida china di un’inarrestabile immoralità in fondo alla quale poteva esserci solo l’inferno e chi dichiarava, addirittura, che era meglio rintuzzare le ambizioni sfrenate delle donne, costringendole violentemente a restare in casa, tra figli e fornelli.

L’estate scorsa, invece, sono fioriti aneddoti (o episodi veri, chissà), in cui bagnini e squadre del “buoncostume”, in spiaggia, intimavano a una signora coperta dal collo ai piedi di una tuta nera, di togliersi di dosso quell’abito “indecente” che offendeva la “morale” comune… quella dell’abbronzatura. Non dimentichiamo che molti uomini e donne, quando sono al mare, hanno come primo scopo quello di esporsi al sole tutto il tempo possibile e integralmente, per mostrarsi poi ad amici e conoscenti come reduci da vacanze caraibiche o equatoriali.

Ed è strano che ci siano moltissime persone che si arrostiscono giorni interi, rinunciando a visitare magari dintorni ameni, monumenti e opere d’arte del luogo, pur di far raggiungere al proprio corpo la nuance del cioccolato fondentepronte, poi,  a scagliarsi contro chi nasce con la pelle “già” scura e che, ovviamente, non ha la pruderie della tintarella e dell’esibizione di carni lucide e unte come braciole da friggere.

Le opinioni riguardo al burkini furono svariate: i più intelligenti dichiaravano che ognuno dovrebbe essere libero di vestirsi come crede – e, a me, sembra più che giusto – purché non dia scandalo ai minori (che, di questi tempi, potrebbero insegnare a mamma e papà molte malizie sconosciute), altri che, vivendo di opinioni espresse dai soliti ciarlatani di turno, hanno urlato allo scandalo per quell’apparizione sulla spiaggia che non lasciava trapelare neppure un avambraccio nudo! Da un eccesso all’altro.

Secondo quest’ultima teoria, i sub che si dirigono verso il mare in tuta nera, bombola, cuffia,Muta da sub occhiali e pinne, dovrebbero essere portati al largo direttamente da un mezzo anfibio blindato per nasconderli agli occhi dei bagnanti.

Il problema non appare di facile soluzione perché, come ben sappiamo, nel caso del burkini, non si criticava l’abito lungo e scuro, ma il fatto che a indossarlo fosse una persona di altra cultura e religione. Qualche politico ha tentato un’improbabile difesa, dicendo che quell’abito non era una scelta della donna, ma un’imposizione maschilista della sua cultura e quindi un sopruso da combattere… ma, quando mai? Perché allora non andiamo a fare un bel predicozzo agli sceicchi che tengono le donne rinchiuse in un harem? O corriamo a spiegare agli aborigeni che non si saltella nudi nella foresta e che il bon ton esige short e polo Lacoste?

E, se ci riferiamo al fatto di adeguarsi a paese che vai… perché i nostri turisti non indossano il turbante e il barracano quando vanno in Marocco o in Algeria? E infine…come si vestivano le nonne italiane del secolo scorso? E, come reagirono questi “progressisti” uomini occidentali ai pantaloni indossati dalle donne, solo cinquant’anni fa? Tempi in cui, se una signora o signorina si fosse presentata al lavoro indossando i calzoni, le sarebbe stato imposto di andarsi a cambiare o dimettersi?

Ci sono voluti decenni per abituarci a una maggior disinvoltura. E… ci sono ancora maschi che pretendono la sottomissione della donna ritenendola una proprietà d’uso come se fosse un attrezzo da lavoro. Ogni giorno o quasi c’è qualcuno che, prima maltratta la compagna o la moglie, poi la uccide perché non sopporta la separazione. Non credo che questi abbiano le credenziali per definirsi di una razza superiore.

Lasciamo, dunque, alle donne di un’altra cultura, la “libertà di maturare da sole” le proprie rivendicazioni sociali, in armonia con le loro usanze… oppure, persino di sentirsi appagate così, come sono, se questo dà loro sicurezza e serenità o le fa sentire in pace con il loro Dio. Gli ideali, le religioni e le conquiste non si possono imporre né esportare, fanno semplicemente parte dell’evoluzione naturale di popoli con una Storia importante anche se diversa da quella che abbiamo vissuto noi.

Costume da bagno 1910
Costume da bagno 1910

Le nostre nonne non furono certo più infelici per i vestiti che indossavano. E, agli uomini di allora, bastava la vista di una caviglia o di una spalla perché salisse la pressione… oggi ci vogliono dosi di droga. La moda fa testo: ci ha già mostrato tutto e il contrario di tutto. Chi vuole la segue, gli altri s’inventano soluzioni di loro gradimento.

Ritengo molto più immorale drogarsi o stuprare, appiccare il fuoco ai barboni che dormono sulle panchine – fatto che non ha suscitato un’indignazione paragonabile a quella del burkini – che vestirsi senza mostrare troppe nudità! Le nostre suore, quando accompagnano i bambini al mare, ci vanno ben coperte, motu proprio. Nessuno ha mai protestato. Scriviamo al Papa o al Vescovo che impediscano loro di andare in spiaggia, se non vogliono spogliarsi?

Il problema è – come spesso avviene – nella “mente” e nel pregiudizio delle persone che non hanno mai messo il naso fuori dai loro confortevoli confini o hanno lasciato il cervello all’ammasso, succubi dei vaneggiamenti dei soliti cialtroni.

Nel caso del burkini, però, forse la soluzione ci arriverà da un opportunista: un famoso e temerario sarto di fama che ha pensato di creare un nuovo stile per il mare, disegnando un abito frusciante e seducente, lungo fino ai piedi, decorato con lustrini e svolazzante nella brezza marina. Le donne di classe lo indosseranno nelle spiagge più glamour, sentendosi marilynalmeno come Marylin Monroe nella sua performance, ormai iconica, sopra la grata del metrò. Nessuno le rimprovererà d’essersi “coperte troppo”.

Sarebbe davvero una brillante soluzione alle tante possibili e sconsiderate controversie, quest’idea geniale e oltremodo “opportuna” dello stilista. Nessuno si scandalizzerà al vedere questi défilé improvvisati di belle femmine, coperte di abiti da indossare con aria maliziosa ed ammiccante. Speriamo che quest’idea si realizzi presto, e che venga imitata da altri: altro che diplomazia! Meglio un po’ di opportunismo!

Ne discenderanno, inoltre, soddisfazione e nuovi business per gli addetti al settore abbigliamento, senza contare la nuova ed eccitante occasione per le “incontentabili”, costrette ad annoiarsi molte ore al sole affinché non si creda che siano rimaste a casa nel mese di agosto.

 

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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