ONOREVOLE

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Un amico mi ha fatto pervenire un interessante stralcio storico: lo Statuto Albertino (1848), nell’articolo 50 recita: “Le funzioni di Senatore e Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità” e, quando nel giugno 1861, il senatore Roncalli propose il rimborso del biglietto del treno per i senatori che non abitavano a Torino, la proposta fu respinta dal Senato con la seguente motivazione: “Servire il Paese è un privilegio da vivere come un dovere. Chi lo serve in armi rischia tutto, anche la propria vita, senza nulla chiedere in cambio.”

Era insomma un “onore” riservato alle persone migliori del paese e, probabilmente, il termine “onorevole” con cui amano contraddistinguersi i politici di oggi, nacque in quell’alba lontana che, dopo la monarchia sabauda, preludeva alla nuova Italia Unita. Deputati e senatori, a quei tempi, erano davvero persone di altissima qualità e non dei lupi famelici a caccia di prede.

Amavano la Patria, la loro terra, la propria Casa, e mettevano a disposizione – volentieri ma gratis – il proprio tempo e la propria cultura per conservare e migliorare la situazione dello Stato, l’immagine delle sue virtù e qualità da proporre al Mondo intero. Si sarebbero offesi se qualcuno avesse preteso di offrire denaro come contropartita di quel sentimento di dedizione e lealtà che offrivano al Paese con la nobiltà del loro animo. Non erano una casta speciale, ritenevano un privilegio poter guidare un popolo come fosse una grande famiglia da mantenere al meglio e nella dignità della sua stirpe. Una responsabilità scrupolosa, come dovrebbe essere per ogni persona onesta che si trovi a dover amministrare i beni altrui.

C’è qualcuno che, fatto salvo il “gratis”, possa fregiarsi – come i personaggi di cui sopra – del titolo di onorevole? Con estrema tristezza, devo confessare che io non ne conosco nessuno.

Quest’assenza oggi fa quasi ridere, anche se ci sarebbe da piangere: molte cose sono cambiate, prima di tutto si sono persi il senso della dignità e dell’onore per sostituirli con la venerazione della ricchezza, senza badare alla provenienza della stessa. Essere ricchi vendendo droga, schiavi, armi e bugie sono le attività più praticate. Ci si veste da buoni samaritani ostentando l’aiuto ai poveri fuggiaschi da Paesi che i popoli ricchi e fortemente industrializzati hanno sfruttato e depredato per secoli occupandone spazi e risorse.

Tutti zitti mi raccomando!

L’indifferenza per le violenze fatte alla natura che porta capi di Stato a fare spallucce se gli si ricorda che sta mandando a gambe all’aria la vivibilità sul nostro pianeta, è disgustosa, perché questi non si limitano a danneggiare il loro popolo ma tutto il mondo, anche il Onorevolenostro! E… tutti zitti, eh? Non sogniamoci di protestare perché sarebbe completamente inutile. Il mondo è straziato da attentati… ma questi non sono mai a danno dei responsabili del malessere globale… di certo non lo auspico, ma sembrerebbe più logico, dal punto di vista di una protesta. Uccidere dei poveri innocenti che non sanno neppure come sbarcare il lunario o sopravvivere, a che cosa può servire? Forse, intendono far loro un regalo… nel senso “da adesso in poi, non soffrirai più”?

Una volta, anche gli attentati, erano atti eroici: un idealista s’immolava per una causa che riteneva giusta, rischiava da solo, badava di non coinvolgere bambini e donne, ma neanche gli amici: tentava di far fuori un tiranno e, se ci riusciva, quasi sempre finiva arrestato e giustiziato. Aveva il solo vantaggio di finire sul libro di storia e i suoi discendenti ne erano orgogliosi.

Com’è possibile che il mondo si sia arreso così? La nostra civiltà sta tramontando inesorabilmente?

Forse tra qualche decennio, quando tutti saremo scomparsi asfissiati e avvelenati, dopo aver inquinato l’acqua, l’aria e la terra, qualcuno – studiando magari un reperto archeologico – spiegherà: c’era una volta il Mondo, che aveva quattro diverse stagioni in modo da poter ottenere cibi d’ogni tipo, adatti per ogni razza… c’era il mare come una nicchia di zaffiro abitata da pesci che sembravano argento, c’erano foreste profumate che offrivano freschezza e aria salutare e la terra, madre di tutte le creature, che dava infinite varietà di cibo per ogni essere vivente, un cibo che serviva da nutrimento e da cura. C’era  il sole con i suoi raggi caldi e la luna con le sue notti fresche e luminose… ma,  poi, accadde qualcosa che non era prevista nella Creazione: la febbre dell’oro. La maggioranza delle creature si ammalò e tutti divennero poco onorevoli e stupidi…

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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