L’uomo, figlio del pianeta

Questa volta voglio raccontare una storia fantastica. Ma vera. È la storia del nostro universo, della Terra, dell’uomo, dal Big Bang ad oggi. Per comodità mi servirò del “calendario cosmico”, nato da una brillante idea del famoso astronomo statunitense Carl Sagan. Questo calendario rapporta a un unico anno terrestre i valutati 13,82 miliardi di anni dal Big Bang ad oggi. Ogni secondo corrisponde a 444 anni terrestri e un mese a circa un miliardo dei nostri anni. Nonostante quest’artificio, che ci permetterà di farci un’idea di questi tempi inimmaginabili, dovrò sintetizzare il susseguirsi degli eventi per non divorare troppo spazio! Dunque…

Big Bang

 

Il big bang avviene alla mezzanotte del primo di gennaio. A temperature che, per essere espresse necessitano di uno strascico di trenta zeri, dal plasma, onde di energia si formano, si scontrano, si annichilano, si creano particelle instabili, fluttuano fotoni, muoni, L'uomo, figlio del pianetaneutrini e magari anche il bosone di Higgs… il tutto in un vorticoso movimento che crea masse materiali, le distrugge, le temperature si abbassano fino a miliardi di miliardi di miliardi di gradi. In settembre si forma il sistema solare e nasce la Terra.

In ottobre nasce la vita cellulare sulla Terra. Il primo dicembre si crea un’atmosfera con l’ossigeno, il 20 dicembre compaiono pesci, vertebrati, piante. Il 21 dicembre è la volta degli insetti, dal 22 al 24 ecco anfibi, alberi e rettili, il 24 occupano il mondo i dinosauri, dal 26 al 27 si spezza la Pangea e si formano i continenti con la comparsa  di mammiferi, uccelli e fiori, il 28 dicembre estinzione di  massa del Cretaceo in cui muoiono quasi tutte le specie animali inclusi i dinosauri, il 29 si presenta il primate, il 30 compaiono i primi ominidi.

Siamo all’ultimo giorno, il 31 dicembre, alle 22,30 compaiono i primi umani, alle 23:59:50 finisce la preistoria, alle 23:59:53 inizia l’era del bronzo, alle 23:59:56 abbiamo l’Impero romano e la nascita di Cristo… alle 23:59:59 la scoperta dell’America e il Rinascimento in Europa. Alle 24,00 inizia la civiltà moderna.

L’uomo

È evidente che il fenomeno “uomo” ha un peso del tutto insignificante nella storia dell’universo: un batter di ciglia in cui si presenta una specie che forse scomparirà con la stessa velocità cosmica. Presuntuoso e ignorante come un’effimera – insetto dalla vita lunga un giorno – che pretendesse di modificare l’universo a suo uso e consumo.

La civiltà umana, tuttavia, nella sua manifestazione più evoluta, è stata da sempre caratterizzata da un esagerato “antropocentrismo”. I pellirossa americani avevano compreso la necessità di un atteggiamento collaborativo con tutte le forme del creato, dell’acqua, della terra, degli animali e delle piante. Quelli che si sono autodefiniti i popoli più civili, invece, hanno seguito una filosofia totalmente opposta.

È vero che, secondo alcune religioni, Dio avrebbe dato all’uomo il dominio sulla terra e tutte le sue creature… ma, forse, intendeva che l’intelligenza umana avrebbe saputo e dovuto proteggere la Natura, anziché violentarla. L’egoismo, l’ambizione e la sete di ricchezza e di potere, però, hanno vanificato questo improbabile progetto divino.

In questo periodo di terremoti, possiamo renderci conto dell’estrema fragilità degli equilibri del pianeta e dell’universo. Forse abbiamo immaginato un meccanismo perfetto, immutabile, che obbedisce a leggi divine e ineluttabili. Non è così. Tutto ciò che vediamo, che ci appare, è soltanto movimento! E che velocità! Per chi non lo ricordasse, tanto per farsene un’idea, la Terra gira attorno al Sole alla velocità di 30 chilometri il secondo… ma questa velocità è relativa alla nostra orbita, cui si deve aggiungere la velocità del sistema Solare che, dal canto suo, gira attorno al centro della nostra galassia, alla velocità di 320 chilometri il secondo! E poi… anche le galassie viaggiano nello spazio in quell’espansione inarrestabile dell’universo!

Ma queste velocità sono veramente piccolezze se paragonate alle velocità delle particelle subatomiche che si muovono pressoché come la luce: trecentomila chilometri il secondo! La fisica moderna, però, ha scoperto che le “particelle” non sono piccole cose materiali, ma onde di probabilità… d’altra parte, pensiamo all’aria: calma, leggera, invisibile, silenziosa… ma quando si genera il movimento roteante – a soli centocinquanta o duecento chilometri l’ora – ecco che si forma una tromba minacciosa e oscura, sibilante, distruttiva, capace di sradicare alberi, abbattere case, scoperchiarne i tetti, trascinare autotreni. È sempre la stessa aria che respiriamo ma, se è in movimento, assume una forma, un colore, ha un suono e, soprattutto, una grandissima forza. L’energia diventa massa: è l’equazione di Einstein e la vita è il fantasma creato dal movimento.

E noi? Viviamo su una sorta di nave spaziale, lanciata in un cosmo mutevole, eternamente in moto, sempre intenta a mantenere l’equilibrio tra la forza impressa dal motore (big bang) e le forze attrattive degli altri corpi celesti. In quest’avventura, la Terra che, per miliardi di anni si è rotolata nello spazio staccandosi dalla massa solare, passando per infinite traversie di fuoco, di ghiaccio, di esplosioni e assestamenti… infine, è giunta a uno stato di grazia, con un’atmosfera che mitiga le differenze e protegge dai pericolosi raggi ultravioletti, rendendo il calore del sole moderato, rabboccando l’acqua, rendendo la terra fertile, alimentando cellule, piante, animali e vita.  

E, proprio per queste condizioni ottimali, nasce l’homo sapiens (non molto sapiens, in verità) con attorno a sé le risorse giuste per quel clima, quella latitudine, quell’ambiente e per una sopravvivenza gradevole. Siamo figli del pianeta. Nel nostro caparbio antropocentrismo, ci siamo convinti che madre Natura (o un dio paternalista) vedendo tra gli scimpanzé questo “fenomeno” di bipede appena arrivato sulla Terra, abbia incominciato subito a darsi le mani d’attorno per rendergli facile l’esistenza. È l’esatto contrario: l‘uomo c’è perché le condizioni del pianeta ne consentivano la nascita e la vita. Assieme ad altre creature vegetali e animali che, naturalmente, con la loro attività favorivano il mantenimento dell’habitat.

Il signore di tutte le creature

Compreso questo, non dovrebbe essere difficile immaginare come “dovremmo” comportarci: fare i salti mortali per non rovinare ciò che ci circonda e ci consente di esistere, non turbarne l’equilibrio che discende da tante piccolissime attenzioni e, soprattutto, rispettare ogni creatura vivente, dalla più umile pianta al più grosso animale… non siamo il centro del Creato, bensì ospiti maleducati di un veicolo spaziale che si autoregola, mantenendo le condizioni che ci consentono l’esistenza. Deforestando in maniera selvaggia, succhiando all’infinito il petrolio dal sottosuolo, inquinando l’aria e l’acqua… provochiamo scompensi che possono avere conseguenze terrificanti: il disgelo dei ghiacciai con aumento del livello dei mari, placche di crosta terrestre che precipitano nel vuoto svuotato da petrolio, gas o acqua, terremoti e tsunami, sprofondamenti di zolle, modificazioni disastrose del clima…Inquinamento - L'uomo, figlio del pianeta

Non stiamo forse vedendo un’anteprima di questo scenario?

Eppure la pretesa è sempre quella: l’uomo è il signore di tutte le creature. Noi, a immagine e somiglianza di Dio, quindi autorizzati a fare e disfare qualsiasi cosa in terra e in cielo. Gli stupri all’ambiente fatti dall’uomo da quando è comparso sulla Terra, non sono neppure un decimo di quelli fatti dalla metà del secolo scorso ad oggi e, quindi, non c’è da meravigliarsi se c’è o ci sarà un’accelerazione violenta anche nelle conseguenze.

Gli ecologisti invocano una maggior attenzione a questo piccolo pianeta, la nostra casa, ma sono zittiti con stizza e si continua a sradicare foreste per sostituirle con fabbriche inquinanti, coltivazioni forzate, insediamenti urbani iper-affollati, allevamenti innaturali in cui gli animali si gonfiano come palloni. Anni che si sperimentano armi che rilasciano una pestifera radioattività, che si scaricano scorie tossiche e micidiali nei mari e negli oceani impestando i laghi, gli oceani, il terreno e l’aria di diossina, emissioni di CO₂, polveri e gas tossici.

La nostra civiltà, con la sua ignoranza e l’indifferenza alle sorti del pianeta, ci ha portato alla globalizzazione del decadimento morale, economico, sociale e politico.

La Natura bada a rimediare i danni e sarà sempre così… si dice.

 

E invece…

No, non sarà sempre così: è come quella storiella della ninfea che, al centro di uno stagno, ogni giorno raddoppia la sua superficie. A metà mese, ne copre la metà: quanto ci vorrà per allargarsi su tutto lo stagno? Solo un giorno.

Se un ipotetico insetto acquatico – con una vita della durata, per esempio, di trenta giorni – vivesse nell’acqua assieme alla ninfea e potesse ragionare, direbbe: “Accipicchia, come si espande questa pianta, finirò col restare all’asciutto e morire!”

E un altro insetto, saccente, gli risponderebbe: “Ci sono voluti ben quindici giorni perché la ninfea raggiungesse queste dimensioni, stai tranquillo che di acqua ne avrai per tutta la durata della tua vita…” e, invece…

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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