Impresa e Successo.

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Impresa e successo
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Se abbiamo compreso quanto sia complesso guidare uno Stato, dobbiamo rassegnarci al fatto che non è meno difficile condurre bene un’impresa. Premetto che per “impresa” intendo quelle aziende private e “sane” che meritano attenzione. L’economia è in sofferenza, non solo in Italia ma in tutto il mondo. Le cause sono molte e complesse e, necessariamente, s’intrecciano con quelle politiche.

Nell’intrigo di “lacci e lacciuoli” in cui si deve muovere chi intende avviare un’attività, il vero imprenditore è, in un certo senso, un autentico artista. È una persona attenta al mondo che gli sta attorno, sempre in cerca di qualcosa che non si trova o non esiste ancora: un oggetto, un servizio, uno strumento, e immediatamente immagina una soluzione e, se è abbastanza coraggioso, decide di realizzarla.

Impresa e successo. L’esempio arriva da Bill Gates!

Anche se ormai molto sfruttato, è efficace il caso di Bill Gates. I vecchi informatici ricordano ancora quanto impegno era necessario a rendere il più possibile semplice, per i loro clienti, l’utilizzo delle procedure approntate secondo le necessità.

In realtà, si trattava di un insieme d’istruzioni che dovevano essere digitate ogni volta, ordinatamente, sulla tastiera del computer per ottenere quello che si voleva fare.Impresa e successo. L'esempio arriva da Bill Gates!

Bill Gates pensò di sostituire l’insieme delle “istruzioni” per l’uso delle procedure fondamentali, con “icone” che ne rappresentassero la funzione: una cartella, per indicare un archivio, un disco, per la memoria in cui conservare informazioni, un foglio di carta, per un documento… eccetera. Oggi le “icone” con le relative funzionalità, si sono moltiplicate e se ne contano a centinaia.

Si può trascinare un documento in una cartella semplicemente spostandolo col mouse sullo schermo del computer sull’icona della cartellina di competenza.

Tra i tanti aneddoti…

Sono molti gli aneddoti che si raccontano su Bill Gates. Fra i tanti, mi piace questo. Era uno studente che si divertiva a giocherellare con i primi computer e, assieme a un compagno di scuola, tentava di realizzare la sua idea. Lavorò per molti mesi in una cantina, adibita a laboratorio.

Decise, quindi, di proporsi al mercato, e presentò la sua invenzione a una banca, per ottenerne un aiuto finanziario. Gli fu chiesto di quanto denaro avesse bisogno e lui rispose due milioni di dollari. Il dirigente addetto a questo compito, gli chiese di poter visionare il suo progetto.  

Quando quel signore lo richiamò, dopo averlo esaminato, disse al geniale ragazzo che due milioni non sarebbero bastati: ce ne volevano almeno quattro. Bill ne convenne e accettò, affrontando tutti i rischi derivanti da questa sua intuizione innovativa.

L’idea era buona, la banca la finanziò, la controllò… e quando il progetto incominciò a dare i primi frutti, si riprese, ovviamente con i dovuti interessi, il denaro prestato.

Oggi sappiamo tutti chi è Bill Gates. La sua storia è nota: un successo senza precedenti che non fu solo l’aver facilitato la vita ai molti utenti digiuni di computer, ma aver reso uno strumento per tutti il computer stesso, senza la necessità di una qualche cultura informatica per utilizzarlo.

Moltiplicò così il business alle stelle! Un mito, insomma. Come lo furono, ai loro tempi, Olivetti, Marzotto e molti altri.

Bill Gates è il vero “imprenditore” che, percepito un disagio esistente, si butta a capofitto nella ricerca di una soluzione brillante, ne fa un prototipo, cerca un finanziatore o un socio che crede nella sua intuizione, lo mette in produzione rischiando la sua credibilità, il suo tempo e il suo denaro.

Evviva Bill Gates! Ma… complimenti anche a quella banca americana. Che somiglia pochissimo alle nostre.

I re della “fuffa”.

Ci sono anche imprenditori che non hanno una buona idea o un’ispirazione, ma s’impegnano soltanto a perseguire l’obiettivo del lucro facile. Questi cercano spesso uno spazio di mercato nell’area dei truffoni da strapazzo, spendono il loro tempo a creare

Impresa e successo
Totòtruffa ’62 (1961)

un oggetto attraente, per lo più inutile – se non addirittura dannoso – al fine di “massimizzare l’interesse minimizzando i costi” (principio sano e legittimo, in sé, ma non se applicato a prodotti che non corrispondono per niente a quello che si aspetta sul mercato).

Il più delle volte, il successo di queste bravate dura poco per diversi motivi: il soggetto può perdere d’immagine, incappare in furbastri più spregiudicati di lui, trovare già “occupati” i mercati di facile arricchimento… ma, soprattutto, è una persona cui mancano la “genialità” e quel senso creativo che fanno di un imprenditore un mito e si troverà confuso, senza saper cosa fare.

Non è facile diventare un mito

E’ vero. Eppure ce ne sono molti: forse non sono diventati famosi come Bill Gates, ma hanno inventato, costruito, diffuso moltissimi oggetti utili o anche semplicemente confortevoli, per la vita di ognuno di noi.

Il problema è saper mantenere un po’ di misura, non farsi prendere dalla frenesia del denaro, perché si finisce con l’accontentarsi di soluzioni non idonee, cui non si è preparati.

Nell’intento di aumentare il divario tra i costi di produzione e il prezzo del prodotto, in ogni caso, si rischia di mettere sul mercato una “ciofeca” e farla passare per l’elisir di lunga vita… questa avrà breve durata nel tempo ma, in compenso, quell’immagine e quella reputazione che avevano reso mitico l’imprenditore saranno completamente cancellate. Per sempre. Può accadere, inoltre che, pur di uscirne, ci si adatti a compromessi pericolosi, che conducono solo a conclusioni sgradevoli.

Sappiamo tutti dei finanziamenti facili (che puzzano d’imbroglio) e d’imprenditori che esplodono come un bengala e poi diventano un peso economico per tutta la società… tranne che per quelli che riescono ai farsi “regalare” la palazzina. Una cosa che, purtroppo si vede fin troppo spesso.

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare

Che fare però, se i tempi si fanno più difficili? Ci si rimboccano le maniche.

Le caratteristiche di un buon imprenditore sono la velocità di reazione alImpresa e Successo cambio dei mercati, un occhio sempre puntato al progresso e la convinzione che non si può guadagnare da soli: anche gli acquirenti devono avere un loro vantaggio.

Questo stabilizza il successo e ne allunga la durata.

Certo, in tempo di diluvio, è evidente che dovremo tutti essere pronti anche a rinunciare a qualcosa… ma, come diceva Gandhi, la vita non è aspettare che passi la tempesta ma imparare a ballare sotto la pioggia.

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

1 COMMENTO

  1. Investire il proprio tempo e i propri mezzi sul progetto d un qualcuno che ha solamente un’idea… a beneficio presunto di tanti (o di ‘tutti’…), non è cosa di tutti i giorni… !  Non so se il più pazzo, allora, fosse stato il Bill Gates o la banca che lo finanziò addirittura al ‘doppio’… dei suoi creduti ‘bisogni’, ma… tanto di cappello ad ‘entrambi’ – magari fosse così anche per i nostri governi politici del poi… !!!  Anche perché mi sà che neanche il creduto ‘Dio’ degli ‘uomini’ avrà ormai perso la propria  ‘fiducia’…nel progetto ‘UOMO’… a beneficio proprio e per il resto del pianeta di cui da sempre sarebbe ‘parte’ – e senza il quale non potrebbe né vivere e né sopravvivere… !

    Bell’articolo – complimenti !

    Inviato dal mio dispositivo Samsung

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