I QUALUNQUI

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È inevitabile, in questo periodo, sentire le trasmissioni politiche, la caccia ai colpevoli della situazione attuale, l’impegno a scovare soluzioni, scissioni e conciliazioni…

Mi viene da pensare che, in un paese in cui i professionisti affidano a un fattorino il proprio cartellino di presenza da timbrare, per poi andarsene a fare la spesa o a giocare a tennis, è evidente che non ci siano “esempi” molto edificanti da proporre. Un tempo, il “grado” obbligava il superiore a controllare la buona condotta dell’inferiore e, ovviamente, il contrario era impensabile.

Sarebbe come se un generale chiedesse alla recluta di timbrare per lui una falsa presenza atta a coprirlo quando andrà a giocare a bridge: non solo darebbe un pessimo esempio d’illegalità e truffa, ma perderebbe irreparabilmente autorità e prestigio e quell’immagine che è propria dei gradi più alti.

Barzelletta o realtà?!

In passato, circolava una barzelletta molto divertente e chiarificatrice: il Capo dello Stato se la prendeva con un generale per aver perso una battaglia. Il generale ascoltava il predicozzo, chiamava il colonnello e glielo rifilava – mutatis mutandis – tale e quale, il colonnello chiamava il capitano e faceva lo stesso, il capitano chiamava il tenente, il tenente si rifaceva sul caporale… che, non sapendo con chi prendersela, dava un calcio al suo cane.

Rassegniamoci all’idea che, ormai, anche se capovolgiamo i nomi, tutti i partiti fanno le stesse cose. Come ho detto spesso in precedenza, non sono esperta di politica e non riesco ad apprezzarne le sottintese astuzie, sono, cioè, una persona assolutamente “qualunque”.

Il qualunquismo oggi è considerato, in modo spregiativo un atteggiamento svogliato, indifferente alla politica, poco costruttivo per la società. Io penso, invece, che dovrebbe essere un termine ecumenico, che esprime la massima parte della popolazione, ossia gli individui qualsiasi, quelli che non hanno avuto privilegi, ma si sono guadagnati da vivere o la pensione con anni di lavoro, nell’ombra, alzandosi presto il mattino e rientrando tardi la sera, senza gloriose facilitazioni ma ricchi d’impegno e di serietà professionale.

Credo che questa categoria di “qualunqui” rappresenti la maggior parte delle persone di ogni Paese. Io mi sento una di questi e, quindi, non pretendo d’insegnare rimedi a problemi che non conosco. Da persona qualsiasi, però, ritengo che “democrazia” sia un termine molto astratto che oggi indica soltanto “utopia”.

Dal punto di vista filosofico, dovrebbe esprimere un sistema che dà al popolo la facoltà di scegliere da chi farsi rappresentare e, soprattutto, governare.

Con una semplice opzione: il voto. Lasciamo da parte, per il momento, la corruzione, quella sorta di simonia politica di pessimo gusto per l’acquisto di seguaci, ma praticata da sempre speculando sull’ignoranza e l’ingenuità dei “qualunqui”.

Sì o No?!

Presso gli antichi, l’operazione di scelta era fatta utilizzando sassolini bianchi e sassolini neri. Per ogni candidato, la giuria aveva a disposizione due opzioni: bianco o nero. Bianco, idoneo, corretto, onesto e Nero, incapace, sgradito, bocciato. Non esisteva l’astensione.

Noi, invece, usiamo solo sassolini bianchi, di nero non c’è nessuno. Perché? Sarebbe giusto – credo – che si potessero dare anche voti negativi, proprio come i sassolini neri. Perché con voti solo maggiori di zero, si dà al candidato la possibilità di apparire rispettabile, anche se non lo è.

Lo zero indica indifferenza, ma un voto negativo sottolinea il giudizio popolare e offre il risultato di non veder ricomparire gli odiati burattini nei massimi sistemi. E, lo zero, dovrebbe essere semplicemente il risultato della differenza tra palline bianche e nere.

Si sommano i voti positivi, si sottraggono quelli negativi e il risultato è la quotazione della persona in oggetto nell’opinione effettiva degli elettori, i “qualunqui”.

Allora si potrebbe paragonare il prestigio di un deputato rispetto a un altro, anziché trovarselo in cima alla lista solo perché, in una nuova forma di deprecabile e deprecato nepotismo, sta nel cerchio magico del leader.

Si parla sempre di cambiamento… si ma quale?

In tutte le azioni della vita, ci sono premi e castighi (forse più castighi che premi), tranne che nella politica. Non basta dare o no il voto a qualcuno, sarebbe giusto poter anche bocciare il candidato che proprio non va bene. Solo in questo modo ci sarebbe un vero consenso o dissenso equo e popolare.

E sarebbe tutto più chiaro, si saprebbe se Tizio potrà contare sull’appoggio dei suoi seguaci o se Caio è meglio che si dedichi a qualche altro sport.

Nelle discussioni politiche, si parla sempre di cambiamento… forse, sarebbe davvero ora di cambiare gioco, ma anche le carte (ormai truccate) e i giocatori.

Prima di tutto, sarebbero da scartare gli “imitatori”: se i sassolini bianchi sono a favore del clone di un leader, mi sembrerebbe logico preferire l’originale. Sarebbe come avere una copia della Gioconda o la tela che oggi sta al Louvre. La copia ha pochissimo valore sia intrinseco sia commerciale.

Assistiamo da molti anni a guerriglie antipatiche che portano in luce squallide storie di comprati e venduti, corrotti e corruttori… se democrazia dev’essere, anziché un referendum su progetti che comunque saranno eseguiti senza tener conto dell’idea dei “qualunqui”, si faccia un test per dare una votazione, bianco o nero (o positivo e negativo), ai possibili aspiranti.

In caso contrario, cancelliamo dal vocabolario la parola democrazia e restituiamo a questo agglomerato di governanti il suo vero nome: gang di sfruttatori degli oppressi, prodighi di promesse mai mantenute ai “qualunqui” e di ampie soddisfazioni per se stessi.

Anche se non ci consola minimamente il fatto che – come dice Zarko Petan – “i nostri politici sono dei dilettanti con stipendi da professionisti”.

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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