Democrazia

Bella parola “Democrazia”

Bella parola: etimologicamente il potere del popoloDerivata dal greco, Démos (δῆμος) “Popolo”,  Krátos (κράτος) “Potere”, questa magica invenzione riempie i libri della storia di tutti i popoli. La democrazia istituita in Grecia, nell’isola di Chio, è considerata dagli storici la prima di tutte. Poi, se ne parla nel 400 a.C. ma prende forma con diverse leggi, in particolare con Pericle, presso quel popolo che era il più civile dell’antichità.

Nei secoli, si evolve in tutto il mondo, in tempi più recenti si afferma in America, si diffonde in altri Stati in conformità ad alcuni principi fondamentali: la possibilità che i cittadini possano esprimere un parere sulle attività di chi li governa, la libertà di pensiero e soprattutto di parola, uno sguardo ai più deboli…

La democrazia è automaticamente associata al concetto di Repubblica, come contrapposizione alla Tirannia… anche se, un governo totalitario come la monarchia, non è necessariamente tirannico. Un bell’esempio ce lo danno la Svezia, la Danimarca, la Norvegia, la Gran Bretagna.

Repubblica, deriva dal latino res publica, letteralmente la cosa pubblica che – in realtà – non indicava un tipo di governo, bensì lo Stato in se stesso. Termine equivalente alla πολιτεία (politeia) greca che significava organizzazione del bene comune di tutti i cittadini.

Appare evidente, quindi, come democrazia sia automaticamente sinonimo di comprensione, accettazione, cultura… insomma di “civiltà”. E, quindi, dovremmo dedurre che significhi anche rispetto, considerazione e perfino inclusione: nessun essere umano può essere privato di alcuni diritti fondamentali per la sua vita. La base ne è certamente il rispetto: delle idee altrui, delle necessità del collettivo, del diritto di vivere per chiunque. Abbiamo conquistato, circa ottant’anni fa una democrazia che, però, non corrisponde esattamente alle definizioni classiche: è un termine usato proditoriamente per convincerci di aver ottenuto una libertà e una civiltà che prima non c’erano… chissà.

Una poliarchia poco raccomandabile

In Italia, infatti, ora vige una poliarchia di persone, molte delle quali un tempo sarebbero state considerate poco raccomandabili: gente che vanta condanne pendenti per lucro, furto, inganno, appropriazioni indebite… insomma persone ree di un qualsiasi illecito, scelto a caso nel codice penale.

Questo ha portato a dividere i cittadini in tre caste: quelli che, italiani di lunga tradizione, mortificati e ridotti quasi alla miseria, se vanno all’altro mondo, fanno solo posto agli altri, quelli che si permettono di manipolare i soldi che arrivano allo Stato dalle tasse pagate dai pochi lavoratori ancora in servizio (le tasse più alte del mondo) per distribuirli in modo politically incorrect a fannulloni, straccioni, zingari, falliti… Perché? Per averne voti, consensi e contributi dallo Stato. Ultima, la terza casta, quella dei manovratori ovvero i poliarchi. Case gratis, viaggi gratis, stipendi mensili che consentono di acquistare ogni anno uno o più appartamenti nel centro storico… conti all’estero, orario di lavoro ad libitum, liquidazioni da urlo per impegni mai rispettati e, altrettanto, per manager che fanno regolarmente fallire le aziende rapinandone gli utili e anche le perdite.

L’unica differenza tra la tirannia e la democrazia, sta nel fatto che, durante le dittature, si sa almeno cosa aspettarsi. Ricordate il Medioevo e le sue categorie sociali? Il Principe, i Vassalli, i Valvassori e i Valvassini.  Ognuno aveva la sua proprietà con i relativi abitanti da sfruttare e costringere a pagare il pizzo a quello che stava più sopra. Si sono ricreati con Comuni, Provincie, Regioni, Stati, Governo. Ognuno ha il suo boss e il suo vivaio di esseri umani da spremere. Nessun rispetto, nessuna comprensione, neppure l’ombra della democrazia.

Eppure… agli inizi della storia del pianeta, l’uomo nasceva, qua o là, dove l’ambiente era tale da offrirgli cibo, acqua, animali da cacciare, frutti da mangiare. Ognuno aveva diritto a trovare il suo spazio, la sua tana, il suo cibo.

Era ignorante, sì, ma guardava la luna, le stelle, i fiori… gioiva nel sole e rispettava quel grande mistero che è la Vita. Una fiaba o una leggenda?

 

 

 

 

 

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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