C’erano una volta Politica e Stato

C’erano una volta Politica e Stato…

Di consuetudine, non amo parlare di “politica” per due buoni motivi: il primo è che non capisco molto di questa scienza e arte di governare lo Stato” – così la definisce lo Zingarelli – e il secondo è che, dopo aver visto per molti anni passare sul podio decine di persone, non posso che provare una noia mortale per questi odiosi déjà vu… che di nuovo non hanno neppure un accento.

Ricordo che, quando uscì un film musicale tanto famoso da essere proiettato per mesi e mesi senza interruzione da un’alba all’altra, l’addetto alla proiezione cadde in un’improvvisa follia per essere costretto, durante tutto il suo turno di lavoro, a vedere sempre le stesse immagini e udire le stesse canzoni.  Io avevo condiviso e compreso perfettamente quello stato d’animo che assomiglia molto alla claustrofobia: ci si sente prigionieri in uno scenario congelato nel tempo e senza vie d’uscita.

Ciò premesso… voglio provare ad analizzare questa sensazione di scoraggiamento che ha convinto me, assieme a molti altri, a non avvalersi del proprio diritto di voto, ormai da molti anni. Non voglio neppure dire in passato tutto era diverso… ai miei tempi però… perché so quanto possa essere pedante un laudator temporis acti, tuttavia, mi sono chiesta anche in quest’ultima occasione del referendum, perché in molti di noi delle vecchie generazioni, si sia raffreddato quell’interesse che è sempre stato un perno attorno al quale s’è mossa la vita dei cittadini di ogni razza e lingua del mondo!

L’esito è crudele: “ai vecchi tempi” i politici erano almeno degli “statisti”, laureati ed esperti di questa “scienza e arte di governare”, conoscevano la Storia dell’Italia e del Mondo, facevano pratica presso altri statisti o professionisti. Pochissimi sceglievano la politica per opportunismo, i più lo facevano soprattutto perché avevano passione per questa materia come per una sorta di sport e, la maggior parte del loro tempo, lo passavano a studiare, discutere, indottrinarsi secondo le proprie tendenze ideologiche.

Gli antichi Greci dicevano che l’uomo, per sua natura, è un animale politico. Polis, è la città. L’essere umano, cioè, cerca il suo branco, una società in cui vivere a contatto con i suoi simili e, perciò, stabilisce delle regole a questo fine. L’interesse è rivolto alle risorse, le possibilità, le misure da prendere affinché tutti ci possano vivere con soddisfazione. È il problema di tutti i tempi.

La sagra della fannulloneria

Quello che vediamo ora non è proprio esaltante. Molti dilettanti, incapaci di guadagnarsi un panino con la loro professionalità, scelgono la politica come mestiere e… ci credo! non occorre la presenza sul luogo di lavoro, lo stipendio è pari a quello di un super manager, dopo pochi anni di fannulloneria si ha diritto a una lauta pensione (anche se la chiamano vitalizio) molto più alta di chi ha lavorato per cinquant’anni, e… via così, com’è bella la vita! È sufficiente leccare i piedi (per non dire di peggio) a qualcuno che conta.

La classe governante, in questo modo, si riempie d’incapaci abbassando tragicamente il suo contenuto culturale e operativo, cosicché facciamo brutte figure in tutto il mondo e l’unica cosa che cresce, oltre al debito pubblico, è il disagio di troppi cittadini.

Una volta… i politici non erano certo perfetti – verissimo – ma erano “come minimo” professionisti o lavoratori che, solo dopo aver raggiunto una certa maturità, lasciavano la propria professione o mestiere – lavoravano per vivere – al fine di dedicarsi a una migliore gestione dello Stato, forti di esperienze, di esempi presi da altri popoli, di acculturamento in tema di leggi e di progetti, con l’occhio attento a migliorare la nostra Storia.

Ne ho conosciuti più di uno, a quei tempi, anche dal nome importante, ed erano intenti a studiare qualcosa che potesse rendere l’Italia più ricca, più rispettata, più forte di fronte al mondo. C’era anche allora – inevitabilmente – una corte di sfaccendati o di principianti che si appiccicavano alle costole dei deputati di fama, ma lo scopo era di solito riuscire a gestire al meglio la res publica per poter poi, a buon diritto, farne parte attiva. Diventare uno statista, cioè, esperto della gestione di uno Stato.  

Statista: Persona che, per la sua capacità e competenza, ha assunto un ruolo rilevante nella vita politica di uno Stato, recita sempre lo Zingarelli. Un’ambizione più che legittima.

Ora la cultura non c’entra più, ho sentito deputati titubare alla domanda se l’Italia sia una repubblica o una monarchia, moltissimi ignari del contenuto delle leggi di cui si stanno occupando… E sono molto numerosi. Troppi?

A giudicare dalle fotografie che inquadrano la Camera dei deputati, è evidente che potrebbero ridursi a qualche misera decina! Non stanno certo tutta la settimana al lavoro ma, quando ci

sono, s’impegnano con molta attenzione sui loro i-Pad o telefonini per mandare sms ad amiche e amici.

Ma… potrebbe mai un’azienda, una famiglia, un popolo, risolvere i propri problemi, quando chi ne ha in mano la gestione ha un simile spessore intellettuale e si comporta in questo modo?

Eppure, ci sono tantissimi italiani ben informati sulle leggi, preparati su molti argomenti, volonterosi e intelligenti, che potrebbero fare utilmente questa delicata professione… ma nessuno li prende in considerazione perché non inseriti in una casta dominante! E, poiché l’esempio viene dall’alto… questo accade, ormai e purtroppo, in quasi tutte le professioni.

Di deputati che si possano classificare “statisti” – tornando a noi – non se ne vedono proprio, anche perché la “casta” è per lo più un comitato d’affari, in cui si coltivano deputati (da chi? deputato significa che una parte di popolo italiano gli ha affidato le proprie aspirazioni sulla gestione della Casa / Stato Italia) che finiscono per essere più comici dei comici che li imitano!

La politica dei talk show

Sono ormai decine di anni che assistiamo a questo penoso spettacolo nei talk show, un’orgia di maleducazione in cui ognuno – donne e uomini – urla senza ascoltare cosa dice l’altro, convinto che, esattamente come al mercato del pesce, vende meglio chi strilla più forte.C’erano una volta Politica e Stato

Qualcuno si chiede come mai – salvo situazioni eccezionali – una buona parte degli italiani non vada a votare? Perché la maggior parte di questi ha scoperto di essere diventato non l’oggetto cui si rivolge l’attenzione di chi governa, bensì un semplice mezzo limone in più, da spremere. Chiunque vada al potere.

Le chiacchiere, le abbiamo sentite infinite volte ed è molto strano che siano le stesse da parte di tutte le fazioni!

Ai miei tempi… c’erano quelli che combattevano per il bianco e quelli che lo facevano per il nero. Talora vincevano gli uni talora gli altri, ma tutti “portavano qualcosa” alla gente, certo anche a se stessi, ma… se tutti stanno bene, meglio così. Il benessere, ora, riguarda solo il ricordo d’altri tempi e altri governanti. La differenza? Molti di quelli erano veri statisti.

Oggi… siamo solo spettatori di fronte ad attori che, recitando una parte, credono di condizionare gli altri. Parlano e mentono spudoratamente sapendo di mentire. Per quanto ingenui, però, abbiamo finito per capire l’antifona. In ogni caso, queste persone non ci rappresentano più. Abbiamo potuto costatare che agiscono solo pro domo sua e cercano di nascondersi dietro vane promesse ululate ai quattro venti… sempre le stesse, che mai realizzeranno.

Per quale motivo dovremmo dare un voto? Perché a volte lasciano qua e là qualche mancia che poi si riprendono con una nuova tassa? Al governo, fanno tutti le stesse cose per accaparrarsi privilegi vecchi e nuovi, insomma si apprestano tutti a mangiare l’arrosto e, a noi… non resta che annusarne il fumo!

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Loredana Reppucci, laureata in matematica e fisica, è stata una delle prime donne a intraprendere una carriera nel settore dell’informatica, presso aziende tra le più prestigiose d’Italia (Piaggio aeronautica per progettazione aerei, Italcementi per controllo informatico di processi industriali, consulente IBM per aziende manifatturiere, ed altro). Ha collaborato e collabora (da oltre 50 anni!) con diverse riviste letterarie (enigmistica classica) ed ha ricevuto da queste numerose medaglie d’oro come miglior autrice dell’anno. Attualmente, colla-bora con il giornale on-line di Milano “ItaliaPost”, con una rubrica settimanale “Scienza e Tabù” (www.italiapost.info). Dal mese di aprile, collabora con il magazine “Bergamo up”, con una rubrica scientifica un po’ provocatoria: “Miti e Scienza”.Manager, consulente, imprenditrice nel settore su pro-getti di rilevazioni e analisi della spesa sanitaria nazionale (consulente del Ministero della Sanità, ecc.), si dedica ancora, sporadicamente, a progetti informatici, anche se da sempre ha l’hobby di scrivere.

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